Arresti domiciliari per un 50enne accusato di atti persecutori contro magistrati a Messina

Arresti domiciliari per un 50enne che ha minacciato magistrati a Catania. Scopri la vicenda che ha scosso il Tribunale! ⚖️🔒💥

A cura di Redazione Redazione
11 febbraio 2026 10:59
Arresti domiciliari per un 50enne accusato di atti persecutori contro magistrati a Messina -
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Arrestato un 50enne: accusa di atti persecutori e calunnia contro magistrati di Catania

Oggi la Polizia di Stato ha eseguito un’operazione di alta rilevanza nella provincia di Messina, arrestando un uomo di 50 anni, residente nella provincia di Frosinone. L’indagato è stato posto agli arresti domiciliari con l’applicazione di un braccialetto elettronico per i reati di atti persecutori, calunnia e istigazione a delinquere nei confronti di alcuni magistrati del distretto giudiziario di Catania.

La misura cautelare è stata emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Messina su richiesta della Procura Distrettuale. Questo provvedimento si basa su un consistente ed inquietante compendio indiziario raccolto grazie all’operato della Sezione Operativa per la Sicurezza Cibernetica di Messina, in coordinamento con il Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica di Catania e la Squadra Mobile di Frosinone.

I fatti contestati si sono verificati durante un processo a carico dell’arrestato per diffamazione aggravata, in corso di celebrazione dinanzi al Tribunale di Catania. A partire dal dicembre del 2024, e fino ad oggi, l’uomo avrebbe ripetutamente accusato, tramite social e messaggistica, diversi magistrati di gravi crimini, nonostante sapesse della loro innocenza. Le accuse hanno incluso minacce dirette, come frasi del tipo “io vi levo di mezzo… vi ammazzo… vi giuro che vi ammazzo…”.

Le ripetute offese e minacce hanno avuto conseguenze serie: alcuni magistrati sono stati costretti a cambiare le loro abitudini di vita e al Tribunale di Catania sono state adottate misure di sicurezza potenziate, specialmente nelle aree in cui si svolgeva il processo.

Secondo le indagini, l’indagato non avrebbe agito da solo, ma in concorso con alcuni sostenitori di una associazione da lui fondata, i quali avrebbero amplificato la portata dei contenuti denigratori diffusi online. La situazione ha sollevato preoccupazioni non solo per la sicurezza dei magistrati coinvolti, ma anche per l’integrità del sistema giudiziario.

È importante sottolineare che, come chiarito nel comunicato, tutti gli indagati devono essere considerati innocenti fino a una sentenza definitiva, rispettando il diritto di cronaca e il diritto di difesa. Proseguendo, il processo si svolgerà in contraddittorio, garantendo il giusto ed imparziale esame delle responsabilità.

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