Nuovo studio internazionale: lo Stretto di Messina nasconde un sistema di faglie attive, serve ulteriore approfondimento

Ricercatori dell'INGV, del CNR e di università europee pubblicano su Tectonophysics una mappa integrata della sismicità e delle strutture tettoniche dello Stretto di Messina, evidenziando un corridoio di taglio attivo e la necessità di studi più mirati.

A cura di Redazione
18 febbraio 2026 06:16
Nuovo studio internazionale: lo Stretto di Messina nasconde un sistema di faglie attive, serve ulteriore approfondimento -
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Un recente studio pubblicato su Tectonophysics mette sotto i riflettori lo Stretto di Messina come area caratterizzata da un sistema di faglie attive e da una complessa dinamica di placca. Secondo gli autori, la regione non è solo una separazione amministrativa tra Sicilia e Calabria, ma rappresenta un confine geodinamico dove si concentrano movimenti che hanno implicazioni per il futuro sismico dell area e richiedono approfondimenti mirati.

Tra i firmatari della ricerca figurano ricercatori dell Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, del Consiglio Nazionale delle Ricerche e di atenei italiani ed europei. Gli autori principali sono Tiziana Sgroi, Graziella Barberi, Alina Polonia, Luca Gasperini, Marco Ligi, Rob Govers, Nicolai Nijholt, Giuseppe Lo Mauro, Andrea Artoni e Luigi Torelli, a conferma della natura interdisciplinare e internazionale dello studio.

Metodi e risultati principali

Lo studio integra più tipi di dati per fornire una fotografia complessiva della struttura tettonica: eventi sismici rilocalizzati, nuovi meccanismi focali, inversioni di sforzo e deformazione e profili di sismica a riflessione. Dall interpretazione emerge che i dati geofisici forniscono prove di attività tettonica all interno di un ampio corridoio di taglio che attraversa la regione dello Stretto lungo il margine sud-occidentale della placca calabrese. Gli autori sottolineano in particolare l importanza di chiarire l estensione e la geometria dell interfaccia di placca, elemento cruciale per valutare la pericolosità sismica locale.

Lo studio fornisce una visione più chiara e completa della struttura geologica dello Stretto, ma non esaurisce le domande aperte. I ricercatori invitano a considerare i risultati nel quadro più ampio della geodinamica del Mediterraneo centro-meridionale e richiamano la necessità di ulteriori indagini per definire meglio i meccanismi responsabili della sismicità osservata.

Implicazioni per rischio sismico e monitoraggio

Le evidenze raccolte hanno rilevanza diretta per la valutazione del rischio sismico e per le strategie di prevenzione. Una migliore comprensione della geometria delle faglie e dell interfaccia di placca può influenzare le stime di pericolosità sismica, le mappe di zonazione e le decisioni in materia di pianificazione territoriale e norme antisismiche. Gli autori richiedono poi un potenziamento del monitoraggio sismico e geodetico nell area, includendo campagne marine mirate e una maggiore integrazione dei dati esistenti.

Per le autorità civili e per la comunità scientifica il messaggio è chiaro: l area richiede attenzione e investimenti in ricerca e sorveglianza. Migliorare la risoluzione dei dati e la copertura osservativa è considerato indispensabile per trasformare la conoscenza geofisica in misure pratiche di mitigazione del rischio.

Prossime azioni raccomandate includono campagne di sismica a riflessione ad alta risoluzione, rilievi batimetrici e geologici dei fondali, densificazione della rete sismica e studi di modellazione che integrino i nuovi dati. Gli autori propongono inoltre una maggiore collaborazione internazionale e una condivisione aperta dei dataset per accelerare la comprensione del quadro tettonico e ridurre le incertezze sulle possibili evoluzioni sismiche della regione.

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