Ponte sullo Stretto di Messina: lo studio che cambia il punto di vista sull’opera
Studio sul Ponte sullo Stretto di Messina presentato a Roma: analisi tecnica su effetti economici, sociali e occupazionali per il dibattito pubblico
La pagina social Ponte sullo Stretto di Messina ha condiviso in questi giorni un contenuto che ha immediatamente attirato l’attenzione di addetti ai lavori e opinione pubblica. Come si legge nel post, viene richiamato uno studio presentato a Roma il 26 novembre 2024, dedicato all’analisi degli effetti economici, occupazionali e sociali legati alla realizzazione del Ponte. Un tema che torna ciclicamente al centro del confronto pubblico e che, questa volta, viene affrontato con un taglio dichiaratamente tecnico e sistematico.
Un’analisi pensata per il confronto pubblico
Lo studio, secondo quanto riportato nel post, nasce con un obiettivo preciso: fornire una base tecnica solida per il dibattito, superando slogan e posizioni ideologiche. L’analisi distingue chiaramente tra fase di cantiere e fase di esercizio dell’opera, valutando impatti diretti, indiretti e indotti della spesa per la costruzione. Le metodologie adottate sono riconosciute a livello nazionale ed europeo e risultano coerenti con le Linee Guida Operative, rafforzando così l’affidabilità del lavoro presentato.
I numeri chiave e le conclusioni dello studio
È solo entrando nel merito dei dati che emerge la portata dell’analisi. L’investimento complessivo stimato è di 13,5 miliardi di euro, con 8 anni di costruzione e un orizzonte di gestione analizzato di 30 anni. La spesa per la realizzazione del Ponte genera uno shock positivo di domanda sull’intera economia italiana: +23,1 miliardi di euro di PIL, 36,7 mila unità di lavoro a tempo pieno, 22,1 miliardi di euro di redditi familiari e 10,3 miliardi di euro di maggior gettito fiscale. I settori più coinvolti sono costruzioni, manifattura e servizi alle imprese, ma i benefici si estendono ben oltre Sicilia e Calabria, raggiungendo anche regioni come Lombardia, Lazio, Emilia-Romagna e Veneto.
Dal punto di vista del benessere collettivo, l’analisi monetizza benefici come il risparmio di tempo per passeggeri e merci (7,76 miliardi), la riduzione delle emissioni di CO₂ (2,58 miliardi) e il minor inquinamento locale. A fronte di costi complessivi pari a 9,08 miliardi di euro, gli indicatori economici mostrano un Valore Attuale Netto positivo di 1,8 miliardi, un rapporto benefici/costi di 1,2 e un tasso interno di rendimento del 3,9%. La conclusione è netta: il Ponte viene descritto come un’infrastruttura strategica per l’Italia e per il corridoio europeo Scandinavo-Mediterraneo, con benefici superiori ai costi e un potenziale ruolo nella riduzione dei divari territoriali, soprattutto a favore del Mezzogiorno.
10.8°