Sequestro da 16 milioni a imprenditore vicino ai clan: coinvolta anche Messina
Il Tribunale di Salerno dispone il sequestro di immobili, società, veicoli e conti per oltre 16 milioni a Domenico Chiavazzo, accusato di usura, estorsione, gioco d'azzardo illecito e riciclaggio con presunti legami al clan Romeo-Santapaola.
Un provvedimento di prevenzione antimafia ha portato oggi al sequestro di beni per oltre 16 milioni di euro riconducibili a Domenico Chiavazzo, imprenditore già condannato per associazione per delinquere finalizzata all'usura e all'estorsione. Le autorità indicano presunte attività di gioco d'azzardo illecito e riciclaggio nell'ambito di una rete con collegamenti a più province.
Sequestro e beni coinvolti
Il provvedimento, emesso dal Tribunale di Salerno – Sezione Misure di Prevenzione su proposta congiunta della Procura della Repubblica e del Questore, è stato eseguito dal Servizio Centrale Anticrimine e dalla Divisione Anticrimine della Questura di Salerno con il supporto operativo della Squadra Mobile. Il valore complessivo stimato supera i sedici milioni di euro e riguarda una pluralità di beni mobili e immobili.
- 8 società attive tra Salerno, Milano e Napoli.
- 22 fabbricati e 8 terreni.
- 25 veicoli e 1 imbarcazione.
- 2 orologi di lusso e numerosi rapporti finanziari/conti correnti.
Indagini e reati contestati
Le indagini patrimoniali hanno evidenziato un accumulo di ricchezze attribuito, secondo gli investigatori, al reimpiego di proventi illeciti attraverso familiari e prestanome. Chiavazzo, secondo il provvedimento, era attivo nei settori dei servizi di pulizia, dell'immobiliare e del settore nautico, settori usati per la gestione e la dissimulazione delle disponibilità economiche.
L'azione giudiziaria è collegata a ipotesi di associazione per delinquere finalizzata a reati economici come usura, estorsione, gioco d'azzardo illecito e riciclaggio, reati già al centro di precedenti procedimenti penali che hanno coinvolto l'imprenditore.
Collegamenti territoriali e organici
Gli investigatori segnalano presunti legami tra la rete oggetto del provvedimento e organizzazioni mafiose operanti in più province, con un coinvolgimento specifico della città di Messina e riferimenti al clan Romeo-Santapaola, a testimonianza dell'estensione nazionale delle relazioni criminali.
Il quadro delineato dalle forze dell'ordine sottolinea come, secondo l'accusa, organizzazioni criminali possano infiltrare l'economia legale mediante società di comodo e figure di facciata, rendendo difficile la tracciabilità dei flussi finanziari.
Aspetti procedurali
Il sequestro è stato disposto ai sensi delle misure di prevenzione della normativa antimafia e potrà essere impugnato dalla difesa; la valutazione del provvedimento continuerà nelle successive fasi processuali davanti ai giudici competenti. Le autorità mantengono che l'azione patrimoniale mira a sottrarre alla disponibilità della criminalità organizzata risorse ritenute frutto di attività illecite.
Le amministrazioni coinvolte e la Procura continueranno le verifiche per ricostruire la rete economico-finanziaria collegata all'imprenditore, mentre restano aperti gli approfondimenti sui rapporti tra le società sequestrate e le presunte organizzazioni mafiose segnalate.
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