Femminicidio a Messina: Daniela uccisa mentre il braccialetto elettronico non c'era

L'ex compagno avrebbe dovuto essere ai domiciliari con braccialetto non disponibile; una morte che interpella il sistema giudiziario.

A cura di Redazione
12 marzo 2026 12:49
Femminicidio a Messina: Daniela uccisa mentre il braccialetto elettronico non c'era -
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La città di Messina piange Daniela Zinnanti, uccisa dall'ex compagno che, secondo le ricostruzioni, avrebbe dovuto trovarsi agli arresti domiciliari con un braccialetto elettronico. Il dispositivo non era disponibile: "arriverà", si sarebbe detto. Daniela è stata invece accoltellata e non si è riusciti a salvarla, sollevando domande sulla capacità dello Stato di attuare misure di protezione immediate ed efficaci.

Fatti essenziali

Secondo le informazioni raccolte, Daniela aveva denunciato più volte l'uomo, segnalando aggressioni fisiche reiterate. In un episodio lo scorso febbraio riportò 30 giorni di prognosi. Il giudice disposto la misura degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico per il presunto aggressore, identificato nelle ricostruzioni come Santino Bonfiglio. Il braccialetto, però, non era disponibile al momento dell'ordinanza; pochi giorni dopo, sempre secondo gli accertamenti, l'uomo sarebbe evaso dai domiciliari, si sarebbe recato dall'ex e l'avrebbe colpita con una decina di fendenti che le sono stati fatali.

Procedura e mancata applicazione della misura

La vicenda mette a fuoco una differenza tra norma e attuazione: la legge prevede la possibilità di misure alternative e, quando il braccialetto non è disponibile, anche provvedimenti più restrittivi come la custodia cautelare in carcere. Non è automatico, ma è una possibilità prevista proprio per casi di rischio concreto. Qui la misura disposta non è stata tradotta in un controllo efficace: manca il dispositivo, e non è stato attivato un presidio sostitutivo che potesse ridurre il pericolo per la vittima.

Il braccialetto elettronico: simbolo e limiti

Il dispositivo è diventato negli anni un simbolo di protezione per le vittime di violenza domestica, ma non è una garanzia assoluta. Anche con il braccialetto installato permangono questioni operative: tempestività dell'installazione, monitoraggio continuo, reattività delle forze dell'ordine in caso di allarme. Allo stesso tempo, l'assenza del braccialetto non può tradursi in assenza di tutela: la normativa contempla alternative per fronteggiare il rischio quando il dispositivo non è immediatamente disponibile.

Catena istituzionale e responsabilità

Il caso solleva interrogativi sulla catena istituzionale: chi governa e chi amministra deve garantire che le misure cautelari siano adeguate al singolo caso e applicate con urgenza. Non basta la dichiarazione di intenzioni o i piani straordinari; servono strumenti concreti, disponibilità dei dispositivi, protocolli chiari per l'attivazione di misure sostitutive e una valutazione corretta della pericolosità del soggetto.

Domande aperte

Perché un uomo già denunciato più volte non è stato ristretto con una misura più severa sin dall'inizio? Perché il braccialetto non era disponibile e quali passaggi sono seguiti all'ordinanza giudiziaria? Esiste un monitoraggio delle tempistiche di consegna e installazione dei dispositivi? Queste sono alcune delle domande che le autorità competenti dovranno chiarire per attribuire responsabilità e prevenire nuovi casi.

La morte di Daniela non è soltanto una tragedia personale: è un campanello d'allarme sul funzionamento delle misure di tutela e sulla necessità di tradurre le leggi in prassi operative efficaci. Chi ha il dovere di proteggere deve rispondere con rapidità e concretezza, per evitare che il lutto di oggi si ripeta con un nome diverso domani.

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