Forza d'Agrò, sindaco e altri cinque raggiunti da misure cautelari per presunte residenze fittizie

Carabinieri eseguono misure cautelari: accuse di associazione e falsità ideologica per influenzare le elezioni comunali dell'8-9 giugno 2024.

01 aprile 2026 11:00
Forza d'Agrò, sindaco e altri cinque raggiunti da misure cautelari per presunte residenze fittizie - Credit Foto Comune di Forza d'Agrò
Credit Foto Comune di Forza d'Agrò
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FORZA D’AGRÒ (ME) — I Carabinieri della Compagnia di Taormina stanno eseguendo una misura cautelare personale disposta dal giudice del Tribunale di Messina, su richiesta della Procura: cinque persone sono state sottoposte ad arresti domiciliari e per un sesto è stato imposto il divieto di dimora nel comune di residenza. Secondo gli atti, le misure sono collegate a un'indagine su un presunto sistema di false attestazioni di residenza volto a influenzare le elezioni comunali dell'8 e 9 giugno 2024.

Dettagli dell'inchiesta

Le misure riguardano, tra gli altri, il sindaco Bruno Miliadó, un consigliere comunale e due appartenenti alla Polizia Municipale (un agente e un ausiliario del traffico). L'accusa principale è di associazione per delinquere finalizzata alla falsità materiale e ideologica commessa da pubblico ufficiale. Per un altro consigliere è stato disposto il divieto di dimora.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l'operazione ipotizza l'esistenza di un meccanismo illecito basato su false attestazioni di dimora, finalizzato a creare nuove residenze fittizie e a condizionare la composizione dell'elettorato in vista del rinnovo del Consiglio comunale e della carica di sindaco.

Le indagini coinvolgerebbero complessivamente altre 67 persone; i provvedimenti cautelari colpiscono in questa fase un gruppo ristretto ritenuto al centro del presunto sistema. I militari stanno procedendo all'esecuzione della misura disposta dal giudice, su richiesta formale della Procura.

Ipotesi sui ruoli e sulle condotte contestate

Nell'ipotesi accusatoria, il sindaco Miliadó avrebbe promosso, organizzato e diretto il presunto schema fraudolento con l'obiettivo di ottenere voti e favorire la propria rielezione. Agli appartenenti alla Polizia Municipale coinvolti viene contestata la falsità ideologica per aver attestato, secondo l'accusa, la dimora effettiva di soggetti che in realtà non risiedevano nel comune, inducendo in errore l'Ufficio Anagrafe.

Vanno sottolineate la natura delle accuse e la distanza tra ipotesi investigativa e verità giudiziaria: le persone interessate dalle misure restano innocenti fino a sentenza definitiva. Le attività della Procura e dei Carabinieri mirano a documentare elementi utili al procedimento penale.

Le autorità non hanno al momento diffuso altri dettagli procedurali né ulteriori nominativi oltre a quelli già resi noti. L'inchiesta segue la pista che la regolarità del voto sia stata alterata mediante la creazione di residenze fittizie, una pratica che, se confermata, inciderebbe direttamente sulla legittimità delle consultazioni locali.

Le prossime fasi prevedono l'approfondimento degli accertamenti da parte della Procura e l'eventuale svolgimento di udienze per la convalida delle misure. Nel frattempo, la vicenda pone interrogativi sulla gestione dell'anagrafe e sui controlli amministrativi nei piccoli comuni, punti destinati a emergere nelle successive fasi d'indagine e nel dibattito pubblico.

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