A Torre Faro il Festival delle Terre e dei Mari: biodiversità, Palestina e la geopolitica dello Stretto

Tre giorni a Messina di documentari, tavole rotonde e arte per mettere in scena diritti, agroecologia e tensioni geopolitiche nello Stretto.

17 giugno 2026 10:19
A Torre Faro il Festival delle Terre e dei Mari: biodiversità, Palestina e la geopolitica dello Stretto -
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Il Festival delle Terre e dei Mari ritorna a Torre Faro dal 17 al 19 giugno, trasformando la Fondazione Horcynus Orca in una finestra sul mondo. Organizzato dal Centro Internazionale Crocevia in collaborazione con l'Università della Calabria e il CRIC, l'evento propone anteprime di documentari, film d'inchiesta e installazioni che indagano il rapporto tra biodiversità — intesa in senso biologico, sociale e culturale — e diritti delle comunità locali.

Programma e ospiti

La kermesse ospiterà sette anteprime cittadine e un fitto calendario di incontri: la presentazione inaugurale è prevista alle 17.30 con Danilo Licciardello, Carmelo Buscema e Alessandra Corrado. Tra i lavori in programma figurano i documentari Strangled, The Seed Generation, Entropy, Terra Nera e il film finale, "Come nutrire il Pianeta", con la presenza del regista Francesco De Augustinis. L'arte e la poesia trovano spazio con il video di Davide Pompejano e l'installazione di Francesca Borgia, dedicate alle vittime di Gaza.

La prima giornata: Palestina al centro

La giornata inaugurale è dedicata al tema definito dagli organizzatori come genocidio del popolo palestinese, con la tavola rotonda "Palestina mondo" e la partecipazione di studiosi, giornalisti e rappresentanti di associazioni impegnate sul tema. È una scelta che conferma la vocazione del festival a mettere in relazione le lotte per i diritti con l'informazione audiovisiva, ma che apre anche questioni sulla gestione del dibattito pubblico in contesti sensibili.

Stretti, migrazioni e militarizzazione

Giovedì la riflessione si sposterà sul tema "Stretti e strettoie": migrazioni, grandi opere e il crescente transito di mezzi e armamenti nello Stretto tra Sicilia e Calabria. Il festival connette dunque la tutela ambientale con dinamiche geopolitiche e sicurezza, evidenziando come i confini marittimi siano anche linee di tensione economica e militare. È un nodo cruciale per comprendere l'impatto delle scelte strategiche sulle comunità locali e sulle economie della pesca e dell'agricoltura.

Agroecologia e sostenibilità alimentare

La giornata conclusiva mette al centro l'agroecologia e la sostenibilità alimentare: oltre alla visione del documentario di De Augustinis, è in programma la tavola rotonda su comunità territoriali e sviluppo sostenibile, con la partecipazione di rappresentanti della Fondazione Patrimonio Unesco Sicilia, dell'Assemblea No Ponte, dei Pescatori Feluche dello Stretto e della Rete delle Comunità di Patrimonio. Il festival sottolinea la centralità dei piccoli produttori e delle pratiche locali nella difesa dei territori.

Cultura, partecipazione e pratiche concrete

L'evento non è solo proiezioni: installazioni, danza, poesia e momenti conviviali con prodotti locali segnano la volontà di intrecciare cultura e azione civile. L'ingresso gratuito e la scelta di pause con cibo sostenibile cercano di rendere l'iniziativa accessibile e coerente con i temi trattati. Resta però la domanda su come trasformare la visibilità in azioni concrete per il territorio e per le comunità coinvolte.

Valutazione critica: opportunità e responsabilità

Il Festival delle Terre e dei Mari rappresenta una piattaforma necessaria per mettere in relazione ambiente, diritti e geopolitica; offre spazi di parola a soggetti spesso marginalizzati. Tuttavia, la scelta di porre al centro temi estremamente sensibili — come la narrazione del conflitto palestinese e la militarizzazione dello Stretto — impone agli organizzatori responsabilità precise: garantire la pluralità di voci, proteggere il dibattito dalle strumentalizzazioni e predisporre momenti di follow-up che traducano le istanze emerse in iniziative locali e politiche pubbliche misurabili.

Raccomandazioni editoriali

Alla luce dei contenuti proposti, chiediamo che il festival accompagni le proiezioni con: 1) la partecipazione diretta di rappresentanti delle comunità interessate, incluse le voci palestinesi; 2) report pubblici delle tavole rotonde con proposte operative; 3) collaborazioni durature con istituzioni locali per sostenere pratiche di agroecologia e la tutela dei diritti dei piccoli produttori e pescatori. Solo così una rassegna culturale può diventare leva reale per cambiamenti sul territorio.

Per tre giorni Capo Peloro sarà dunque luogo di confronto tra arte, informazione e attivismo. Il compito del Festival delle Terre e dei Mari è ora trasformare la visibilità in responsabilità collettiva e impegni concreti, rendendo il dialogo utile oltre la durata delle proiezioni. L'ingresso è gratuito e il programma completo sarà a breve disponibile per il pubblico interessato.

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