Dissesto idrogeologico e Ponte sullo Stretto: la falsa alternativa che ritorna
Ponte sullo Stretto di Messina torna al centro del dibattito dopo le frane in Sicilia: oltre gli slogan, un’analisi sulla falsa contrapposizione tra grandi opere e dissesto idrogeologico
Ogni volta che una frana colpisce la Sicilia, il dibattito pubblico sembra ripartire sempre dallo stesso slogan: “altro che Ponte sullo Stretto, pensiamo al dissesto idrogeologico”. È una reazione emotiva, comprensibile, ma anche fuorviante. Come ricordato nel recente post di Ponte sullo Stretto di Messina, la contrapposizione tra infrastrutture strategiche e sicurezza del territorio viene riproposta ciclicamente, senza mai affrontare il problema nel suo complesso. Il risultato è una discussione polarizzata, che semplifica eccessivamente una questione strutturale e complessa.
Lo slogan come scorciatoia politica
La retorica dell’“o l’uno o l’altro” funziona bene sui social e nei talk show, ma non aiuta a capire. Trasformare ogni evento franoso in un argomento contro il Ponte sullo Stretto significa spostare l’attenzione dal nodo vero: come vengono governati il territorio e le risorse pubbliche. La narrazione emergenziale diventa così una scorciatoia politica, utile per evitare di parlare di responsabilità, pianificazione e scelte amministrative stratificate nel tempo.
I dati che smontano la falsa alternativa
Come si legge nel post di Ponte sullo Stretto di Messina, non esiste alcun nesso causale tra la costruzione del Ponte e le frane in Sicilia, mentre è evidente quello tra dissesto idrogeologico, abusivismo edilizio e incapacità amministrativa. Il Ponte non è un’opera locale né un capriccio politico, ma un’infrastruttura strategica inserita nei corridoi europei e finanziata con fondi vincolati agli investimenti strutturali, che per legge non possono essere dirottati sulla messa in sicurezza del territorio.
L’analisi costi-benefici certifica un ritorno economico positivo, con effetti su occupazione, filiere produttive e riduzione dei costi logistici e ambientali. Intanto, la Sicilia è già la regione che ha ricevuto più risorse contro il dissesto, ma spesso le spende male o non le spende affatto: si continua a costruire in aree a rischio elevato, si rinviano demolizioni e si tollera un abusivismo diffuso. Bloccare il Ponte non metterebbe in sicurezza una sola casa; significherebbe invece pagare penali, fermare cantieri e rinunciare a un’infrastruttura strategica. Il dissesto si combatte facendo rispettare le regole e usando bene i fondi disponibili, non sacrificando le grandi opere a una retorica emergenziale permanente. Tra l’altro, tra le grandi opere in realizzazione, il Ponte è la più economica. Fatevi una domanda. E datevi una risposta.
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