I giganti di Messina che hanno sfidato il mare: i Piloni dello Stretto e il segreto che nessuno conosce

I Piloni dello Stretto a Messina custodiscono un capitolo sorprendente della storia elettrica italiana e un dettaglio tecnico poco noto.

02 febbraio 2026 18:00
I giganti di Messina che hanno sfidato il mare: i Piloni dello Stretto e il segreto che nessuno conosce - Foto: MarcoCrupi/Wikipedia
Foto: MarcoCrupi/Wikipedia
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Il giorno in cui a Messina apparvero due colossi più alti del destino

Chi attraversa oggi la costa di Messina non immagina l’impatto che ebbero, nel Novecento, i giganteschi Piloni dello Stretto, due strutture talmente monumentali da diventare il simbolo di un’epoca in cui la Sicilia guardava al futuro con audacia. Erano gli anni in cui il Paese inseguiva un’elettrificazione totale, e per portare l’alta tensione da una sponda all’altra furono progettati due piloni imponenti, uno siciliano e uno calabrese, capaci di dominare lo Stretto come guardiani d’acciaio.
Il pilone di Torre Faro, sul versante messinese, raggiungeva un’altezza che sfiorava i 232 metri: una misura che, per lungo tempo, lo rese una delle strutture più elevate mai realizzate in Italia. La sua presenza non fu mai soltanto tecnica: la silhouette, sottile e altissima, si impose come parte del paesaggio, come se il mare e il vento avessero imparato a convivere con quella colonna metallica che tagliava il cielo. La funzione dei piloni era chiara: sostenere il grande elettrodotto che, dal 1955 fino ai primi anni Ottanta, trasferiva energia attraversando la zona più imprevedibile del Mediterraneo.
Il mare dello Stretto è noto per i suoi vortici, i suoi cambi di vento improvvisi, le correnti che mutano direzione con una rapidità quasi teatrale. Eppure quel filo invisibile d’elettricità viaggiava stabile grazie a una campata sospesa di oltre 3 chilometri, un’impresa che per l’epoca rappresentava un traguardo tecnico d’avanguardia. Nel tempo, ciò che doveva essere un’opera meramente funzionale divenne un simbolo identitario, un segno verticale che raccontava la forza di una Sicilia capace di domare l’ingegneria in un territorio tra i più complessi del Paese.

L’addio all’elettricità e la rinascita dei giganti

Quando l’elettrodotto venne dismesso, sostituito da cavi sottomarini più moderni, molti si aspettavano la demolizione dei piloni. Invece accadde l’opposto: le due strutture furono salvate, riconosciute come beni di interesse storico e trasformate in testimonianze di un’epoca di ambizione industriale. Oggi il pilone siciliano è integrato in un paesaggio che non ha mai smesso di cercare un equilibrio tra passato e futuro, e la sua presenza continua a generare un senso di vertigine.
Il fascino dei Piloni dello Stretto sta anche nella loro fisicità: non sono torri piene, ma traforate, leggere, con una stilizzazione che ricorda le linee delle grandi infrastrutture americane degli anni Cinquanta. Camminare vicino al pilone di Torre Faro significa percepire un dialogo costante tra vento e metallo, un respiro perpetuo che sembra non essersi mai interrotto dal giorno in cui i cavi furono rimossi.
Il vero paradosso, oggi, è che questi giganti non “servono” più. Eppure resistono. Sono diventati un punto panoramico, un riferimento visivo, un ricordo collettivo della sfida ingegneristica affrontata nello Stretto di Messina. Un monumento del secolo scorso che ha trovato una seconda vita: non quella dell’elettricità, ma quella della memoria.

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