Droga in casa a Messina, giudice dispone arresti domiciliari: escluso il carcere richiesto dalla Procura

Un 51enne fermato con dosi, bilancini e 480€: il gip concede i domiciliari; il procedimento prosegue con giudizio direttissimo.

A cura di Redazione
22 maggio 2026 11:53
Droga in casa a Messina, giudice dispone arresti domiciliari: escluso il carcere richiesto dalla Procura -
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Messina. Un uomo di 51 anni arrestato dopo un controllo in un'abitazione di via del Santo è stato oggi sottoposto a udienza di convalida: il giudice per le indagini preliminari ha disposto gli arresti domiciliari, respingendo la richiesta della Procura di custodia cautelare in carcere. Il procedimento continua con giudizio direttissimo per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio.

Dettagli dell'operazione

Durante la perquisizione, gli investigatori hanno rinvenuto complessivamente circa 55 grammi di marijuana, 12 grammi di hashish e 1,7 grammi di cocaina, oltre a quantità ulteriori già suddivise in dosi. Sono stati sequestrati anche due bilancini di precisione, carta stagnola presumibilmente utilizzata per il confezionamento, appunti ritenuti riconducibili all'attività di cessione e 480 euro in contanti.

L'accusa sostiene che tali elementi — dosi già pronte, strumenti di pesatura, annotazioni e contanti — indichino una destinazione diversa dall'uso personale, configurando la detenzione ai fini di spaccio.

Procedimento e misure cautelari

Il pubblico ministero, nel chiedere la misura più grave della custodia cautelare in carcere, ha richiamato le esigenze cautelari legate al rischio di reiterazione del reato e il quadro dei precedenti a carico dell'indagato. Il giudice, pur riconoscendo la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza, ha però ritenuto che le esigenze cautelari potessero essere adeguatamente contenute con la misura degli arresti domiciliari.

La difesa, rappresentata dall'avvocato Giuseppe Bonavita del foro di Messina, aveva contestato la necessità della detenzione in carcere e sostenuto l'inidoneità della misura più afflittiva.

Il giudice si è inoltre riservato di decidere sulla convalida del sequestro della somma di 480 euro, ritenuta dall'accusa potenzialmente collegata all'attività illecita contestata.

L'indagine prosegue e il caso sarà valutato nel corso del giudizio direttissimo, fase processuale che dovrà chiarire la natura e la portata dell'attività contestata all'indagato.

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